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Nonostante il Jazz non sia propriamente nato qui, bensì a New Orleans, New York City è indiscutibilmente la Capitale del Jazz, una vera mecca per i jazzofili più accaniti e per chi è alla ricerca delle radici del genere o delle nuove influenze.
La storia della musica afro-americana ci riporta indietro agli Anni ’20 quando il centro della cultura jazz era Harlem: il quartiere nero a nord di Central Park.
Il jazz crebbe con la Black Reinessance, la Rinascita Nera che portò alle orecchie della gente le note di Ella Fitzgerald, Duke Ellington, Cab Colloway
Nacquero così nel quartiere, soprannominato la Parigi Nera, il Lenox Club, il Savoy Ballroom, il Connie’s Inn, l’Apollo Theater, lo Small’s Paradise ed iniziarono ad emergere stelle come Charlie Parker, Louis Armstrong, Fats Walzer.
Incominciò un vero e proprio delirio di passione per il Jazz, la musica dei neri, che riusciva ad attrarre anche i ricchi bianchi, un fatto di costume che si consumava anche nelle case quando la famiglia, prima dell’invenzione del televisore e della radio, si radunava davanti al pianoforte.
Il Tin Pan Alley, situato prima nei dintorni di Broadway poi a nord di Times Square, si trasformò in breve da locale ad industria. Si occupava di rifornire continuativamente di canzoni le famiglie e gli appassionati, correvano così le note di Gorge M. Cohan, Gorge e Ira Gershwin, Irvin Berlin, Jerome Kerm…fino agli anni ’40.
Il Savoy divenne famoso per le battaglie che l’orchestra residente, capitanata da Chick Webb & Ella Fitzgerald alla voce, ingaggiava a colpi di nota con qualsiasi formazione (bianca o nera) si fosse fatta avanti. Quando l’allora Re dello Swing, Benny Goodman, si fece avanti il locale fece il tutto esaurito lasciando fuori ventimila persone (!!).
Un altro locale, leggenda del Jazz, era il Cotton Club riservato ad una clientela ricca e rigorosamente bianca (ad esclusione dei neri famosi); chi ci suonava al contrario era decisamente nero così come il corpo di ballo, anche se in verità venivano preferite le ballerine con la pelle poco scura.


Grande attrazione del locale fu Duke Ellington che affascinò migliaia di signorini bianchi dal ’27 al ’32; dopo di che lo scettro passo in mano a Cab Colloway diventato famoso con la canzoncina ‘Minnie the Mooncher’. La canzone fu ispirata da una tale Minnie, un ubriacona del quartiere che grazie ad un’inaspettata irruzione nella sala quando l’artista stava componendo, fece vendere milioni di copie a colui che divenne l’ hi-de-ho man.

Le tensioni del quartiere iniziarono a crescere sempre di più e la presenza dei bianchi in gita di piacere alla ricerca di emozioni forti nel quartiere dei neri, inizia a diventare un po’ scomoda. Il Cotton Club chiuse i battenti il 15 febbraio del 1936, spostandosi a Broadway e sancendo la fine definitiva della mitica Harlem e della Parigi Nera.
Contemporaneamente, sulla 52nd Street tra la Fifth e la Sixth Aves, iniziarono a concentrarsi talmente tanti jazz club che la strada veniva comunemente chiamata ‘Swing Street’ o ancora più evocativamente ‘the street that never sleeps’.
I musicisti vivevano, mangiavano, suonavano in quei locali e davvero non dormivano mai! Fino al ’45 per quella strada passarono tutti i grandi della musica jazz: Billy Holiday, Count Basie, Art Tatum, Benny Carter, Charlie Parker, Miles Davis ( a sinistra), Bud Powell, Dizzy Gillespie.
Più tardi le stesse vie erano percorse freneticamente dai seguaci del bop di Parker, Gillespie e Davis e dagli amanti del free-jazz di John Coltrane.
Molti dei locali citati in questo paragrafo non esistono più e sono stati demoliti per fare spazio ai palazzi, l’unico rimasto è l’Apollo Theater anche se difficilmente raggiungerà di nuovo i fasti di un tempo. Sono nati dei nuovi locali e sono nate delle nuove varianti del jazz e anche se i tempi di Harlem, della Parigi Nera di Dizzy Gillespie e del Cotton Club sono andati, New York rimane indiscutibilmente la capitale del Jazz: la Grande Mela (che in linguaggio jazzistico è una metafora di una completezza stilistica). Lo stile di Downtown è decisamente più rilassato e meno elegante abbottonato ed il jazz che si suona è giovane e funky.
xplorenewyork° vi da la possibilità di dire la vostra su tutte le strutture presenti. Inoltre vi propone svariate classifiche di gradimento frutto proprio dei vostri voti e giudizi...°VOTA°  
1. blue note
2. birdland
3. bOb
Per essere sempre informati sulle serate jazz recuperate l’opuscolo Hot House, una guida sul jazz in the city, gratuita reperibile in molti club o negozi di musica. Anche Time Out New York ed il Villane Voice segnalano molti appuntamenti.
Tra i locali da non perdere di questi tempi vi segnaliamo: Birdland (315 West 44th St.), Blue Note (131 West 3rd St.), Detour (349 East 13th St.), Small's (183 West 10th St.), Smoke (2751 Broadway, tra 105th e 106th Sts.) e naturalmente lo storico Lenox Lounge (288 Lenox Ave, tra 124th e 125th Sts.) vera istituzione di Harlem dove lavorò Malcom prima di aggiungere la X al suo nome.
Da non perdere inoltre i numerosi festivals jazz che la città organizza. Alcuni esempi, il JVC Jazz Festival, Giugno e Luglio, con concerti all'aperto nei numerosi parchi della città. Central Park Summerstage, da metà Giugno ai primi d'Agosto a Central Park, all'altezza della 72nd St.
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