Il tassista/artista che registra le voci della città

 
  • 20 marzo, 2013

Forse il suo concetto di pop-art non è poi così vicino a quello del compianto Andy Wahrol, ma è un fatto che le lodi entusiastiche dei critici abbiano catturato più di qualche occhio distratto, in questa New York di fine marzo.

Lui si chiama Daniel J. Wilson (di fianco), artista e film maker almeno fino al 2011, quando la licenza di guidare i tassì gli conferì il nuovo titolo di “autista”. La sua indole da creativo, però, non l’ha mai persa. E anzi, recentemente è riuscito persino a trovare il modo di conciliarla con la sua professione.

Per circa un mese, durante il turno dalle cinque del pomeriggio all’alba, Wilson ha registrato le conversazioni dei passeggeri del suo taxi – in barba a qualsivoglia legge sulla privacy – e poi le ha cucite insieme, dando vita ad un unico montaggio audio-video che adesso gira a rotazione negli schermi posteriori della sua auto. Una vera e propria opera d’arte in movimento in grado persino di raccogliere consensi alla Armory Arts Week, dove è stata presentata tra applausi ed elogi: “E’ una cosa vera, emozionante”, scrivono sui giornali.

Nei 39 minuti di video, chiamato “9Y40” come il numero del taxi utilizzato durante le riprese, si trova davvero di tutto, inclusi i deliri introspettivi di un single (“Sono una persona estremamente interessante, ma non so se uscirei con uno come me”) e persino le pulsioni di gelosia di una donna verso la sorella.

Un flusso ininterrotto di pensieri, persino un po’ volgari alle volte, che rappresentano in realtà lo specchio più veritiero di una metropoli che, pur amando da sempre crogiolarsi in tanta torrenziale varietà, a volte viene inglobata dalla sua stessa frenesia: “Ho potuto realizzare l’esperimento”, spiega Wilson, “perché sul taxi la gente crede di essere sola. E inizia a parlare a ruota libera, tirando fuori tutto quello che le passa per la testa. Molti non si accorgono nemmeno che esisti. Anche se sei a tre metri da loro”.

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