“A che ora è la fine del mondo?”

 
  • 5 luglio, 2012

New York, la città che non dorme mai… sonni tranquilli. “Colpa” soprattutto di registi e attori, spesso impegnati a dipingere scenari catastrofici per la Grande Mela, ma anche di più autorevoli scienziati che prefigurano preoccupanti sviluppi climatici che avrebbero come vittima preferita proprio lei, la Big City.
Il suo nome riempie le pagine dei giornali e le fantasie degli spettatori più di ogni altro luogo del mondo. Ve lo immaginate l’impatto mediatico di King Kong nel Delaware o di una mareggiata a Corolla in North Carolina?

 La più recente infausta previsione è stata fatta da un pool internazionale di scienziati climatologi che prevedono per il 2300 un aumento del livello delle acque di circa 2,7 metri. Il fenomeno innalzerebbe la frequenza di gravi inondazioni da una volta ogni secolo a una ogni tre anni. Naturalmente il problema riguarderebbe tutta l’East Coast e altre grandi città come Baltimora, Boston e Philadelphia, ma il nome che viene speso per attirare l’attenzione sul problema è sempre quello di New York, città-calamita (o calamità, in questo caso) di fatti straordinari.

Lo sapeva bene anche Orson Welles quando il 30 ottobre 1938, dai microfoni della trasmissione che conduceva per la CBS, “Mercury Theatre on the Air”, mise in scena un’invasione aliena sulla terra. In realtà il programma di letture era dedicato alla “Guerra dei Mondi” di HG Wells, ma una sapiente costruzione del programma simulò l’arrivo in diretta dei marziani a Grover’s Mill nel New Jersey e la successiva presa di potere su NY. Il panico si diffuse tra gli ascoltatori. Uno di loro chiamò il New York Times, ormai rassegnato al peggio e chiese: “A che ora è la fine del mondo?”. Si trattava solo di uno scherzo per Halloween, ma la maestria di Welles lo rese verosimile.

Un mese prima erano stati i giornali stessi a parlare di “fine del mondo” a seguito del potente uragano che colpì la città con giganteschi allagamenti e la cui potenza era stata mal valutata. Centinaia di persone rimasero intrappolate negli edifici e molti si arrampicarono sui tetti dei tram per mettersi in salvo.

Un nemico giurato di New York è sicuramente Hollywood che spende i suoi migliori talenti registici per mettere in scena le più spettacolari catastrofi mai viste su un grande schermo. Mostri, alieni, meteoriti, virus: è stato provato di tutto per fare fuori Gotham. Un video dall’inequivocabile titolo “Hollywood Vs. New York” raccoglie in 150 secondi i migliori “disaster movie” con location NYC. Ci sono i due “King Kong“, ma anche “Io sono leggenda”, “Cloverfield”, “The Day After Tomorrow”, “Armaggedon”, “Ghostbusters” e molti altri ancora.

In ogni pellicola, al termine di adrenaliniche e drammatiche situazioni, New York rialza la testa, lotta, viene ferita ma non cede. I virus vengono debellati, i mostri sono sconfitti e gli alieni cacciati. Quelle che sembrano infauste previsioni risultano infine essere celebrazioni di uno straordinario spirito di sopravvivenza. La città che non dorme mai può forse concedersi sonni tranquilli.

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