NEWYORKERS – Jeremiah Moss

 
  • 27 febbraio, 2012

Esiste una New York che molti rischiano di non vedere più. Nel tempo stanno scomparendo quei luoghi vittime delle logiche spietate della modernità e dell’evoluzione, inghiottiti da catene commerciali e ristrutturazioni edilizie: botteghe, club, caffè, circoli, tavole calde e hotel che sono stati tasselli importanti dello spirito di una metropoli come la Grande Mela. Una città diventata per tutti unica e intramontabile proprio grazie alle persone e alle infinite storie che hanno popolato certi luoghi.

Quella New York qualcuno ha deciso di cominciare a raccontarla, stanco di vederla scomparire un pezzo alla volta. Non con la speranza di salvarla, ma sentendo il dovere di testimoniare qualcosa che sembrava inspiegabilmente lasciare indifferenti quasi tutti. È Jeremiah Moss (si tratta di uno pseudonimo o blogonym come lo definisce lui), lo scrittore che ha deciso di cominciare a lavorare al blog Vanishing New York, diventato in breve tempo la memoria storica del cambiamento. I suoi lettori inviano segnalazioni e foto d’epoca, aiutando così a rendere completo e capillare il racconto doloroso di ciò che c’era e che non ci sarà più.

A Jeremiah Moss abbiamo chiesto di raccontarci direttamente l’inizio della vicenda, di spiegarci lo stato d’animo con cui affronta la questione e anche di darci qualche consiglio per vedere luoghi fuori dalle solite mappe del turismo “blockbuster” e che, come troppi altri, rischiano di scomparire.

 

Jeremiah Moss, perché ha cominciato a documentare la “Vanishing New York”?

Ho iniziato a raccontare la città sul blog nell’estate del 2007 perché ero stanco di vedere scomparire tutto quello che ho amato. E sembrava che a nessuno importasse. Una volta che la gente ha iniziato a scrivere commenti ed e-mail, ho scoperto che non ero solo: un sacco di gente è arrabbiata per quello che è successo a New York.

Che cosa prova quando legge “Closed” sulla vetrina di un piccolo negozio o sulla porta di un vecchio albergo?

Dipende dal negozio e dall’albergo, o qualunque sia il posto. Ma se è un posto che significava qualcosa per me personalmente, o se aveva un valore per le persone del quartiere, mi sento arrabbiato. Triste, naturalmente. E impotente: questa è la sensazione di fondo. Perché non c’è nulla che io possa fare per fermare questi cambiamenti.

Pensa che si tratti solo di “evoluzione” o qualcos’altro?

Penso che non sia normale evoluzione, è qualcosa di molto più grande. Lo vediamo in tutto il Paese, in maniera eccessiva, ma anche nel resto del mondo, soprattutto nei Paesi occidentali. Ricevo email da persone di ogni nazione che mi scrivono: “Sta succedendo anche qui”. La cultura della “middle America”, con le sue catene di negozi, il materialismo e l’omogeneizzazione, sta prendendo il sopravvento su tutto. Di quanti Starbucks ha bisogno il mondo?

Che cosa è realmente scomparso da New York e cosa mai verrà meno?

Ciò che è davvero in via di estinzione è lo spirito del luogo, uno spirito di creatività e anticonformismo. Che cosa mai andrà estinto? Non lo so. Ho pensato che lo spirito di creatività e di anticonformismo non sarebbero mai svaniti, ma mi sbagliavo a tale proposito.

Può darci una lista di luoghi che meritano di essere visti prima che sia troppo tardi?

Grosseria Manganaro in Hell’s Kitchen è un genuino posto italo-americano dove andare a mangiare. Le sorelle che lo gestiscono non sono sempre facili da affrontare, ma una volta che si arriva a conoscerle, sono meravigliose e affettuose. Candy Store Ray su Avenue A nell’East Village ha le migliori egg creams di New York ed è frequentato da gente della zona. Infine St. Mark’s Bookstore: era a rischio di scomparire e, probabilmente, lo sarà ancora. Hanno una fantastica selezione di libri che non troverete in nessun punto vendita di Barnes & Noble.

p.s.: Sono passati pochissimi giorni dalla nostra chiacchierata e ci arriva una mail da Jeremiah Moss: “Some sad news today. Manganaro’s, which I recommended, has closed”. “Vanished” è il titolo del post che ne racconta la chiusura dopo 119 anni di attività.

Le foto che qui pubblichiamo sono prese dal blog http://vanishingnewyork.blogspot.com di Jeremiah Moss. Sono pubblicate anche su Flickr: http://www.flickr.com/photos/11205114@N03/.

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